
Federica Breimaier, ricercatrice dell’Università di Zurigo: «Il dialetto molfettese è ancora vivo»
Presentati alla città alcuni dati emersi dalla ricerca iniziata nel 2018, ora alle sue fasi conclusive
Molfetta - venerdì 2 giugno 2023
10.39
Era la lingua dei nostri avi, dei nostri nonni, dei nostri genitori, oggi è ancora la nostra: il dialetto.
È proprio il dialetto molfettese, sì il nostro dialetto, al centro di una ricerca dell'Università di Zurigo, condotta dalla dottoressa Federica Breimaier, che ha voluto attraverso il suo studio capire "Come è cambiato il dialetto molfettese", non solo nella terminologia, ma anche nella struttura grammaticale, anche se, come ha evidenziato la ricercatrice non esiste una vera e propria grammatica del dialetto molfettese, durante l'incontro di ieri sera presso l'Auditorium Madonna della Rosa, in collaborazione con l'Associazione molfettesi nel mondo.
La ricerca iniziata nel 2018 ora è alle sue fasi conclusive, con l'apporto di 70 volontari dai 18 ai 70 anni di diversa estrazione socio culturale che si stanno sottoponendo a test, proprio per vedere come è cambiata la nostra lingua madre.
Una ricercatrice italiana dell'Università di Zurigo che non ha alcuna radice con la nostra città perché è rimasta incuriosita dal dialetto molfettese, non da quello delle altre città limitrofe, lo spiega ad inizio incontro: «il dialetto molfettese ha ancora nella sua struttura linguistico grammaticale il genere neutro». Presente nel latino, ma scomparso nella lingua italiana. Per far capire meglio ai presenti, e anche a tutti i molfettesi nel mondo collegati in diretta streaming, ha fatto un esempio semplice chiedendo ai presenti come si dice il latte in dialetto, da questo piccolissimo test sono emerse due versioni "r latt" "u latt", entrambe hanno una radice neutra.
Ma la dottoressa va oltre; il suo obiettivo è anche quello di capire meglio i meccanismi psicolinguistici di noi parlanti, nel senso che utilizzando certe parole dialettali si riesce a dare un senso alla frase predicendo quello che si intende dire.
E' emerso durante la serata che esistono diversi dialetti, legati spesso alle tradizioni familiari, lo "sporcare" il dialetto è la naturale conseguenza dell'evoluzione della lingua molfettese.
La dottoressa Federica Breimaier non ha dubbi nel dire, dopo 5 anni di ricerca, che il nostro dialetto è ancora vivo. Trasformato sì, ma è ancora vivo.
Questa vivacità è data dall'utilizzarlo con frequenza nella quotidianità, ma anche dall'avere ancora gruppi teatrali in vernacolo che ne tengono vive le caratteristiche strutturali e linguistiche della lingua dei nostri avi.
Tanti i termini in disuso, come è accaduto e accade nella lingua italiana, ma che ancora conservano un fascino tutto loro. Un fascino legato alla Molfetta di altri tempi, ma che se preservati posso continuare ad essere patrimonio identitario della nostra città.
La dottoressa Breimaier di Molfetta dice che è una città accogliente e che sa mettersi in gioco, che non ha avuto alcuna esitazione a darle fiducia, a coadiuvarla in questa sua ricerca.
Per Angela Amato, referente dell'Associazione molfettesi nel mondo, per dover di cronaca anche la prima persona con cui ha preso contatti la dottoressa una volta arrivata nella nostra città, reputa che questa ricerca, ma soprattutto il dialetto, sia ancora il linguaggio usato anche da tanti molfettesi sparsi per il mondo. Ovviamente ora si parla di terze e quarte generazioni, ma l'auspicio di Angela Amato è che si possa innescare un turismo delle radici, creando così un ponte con le nuove generazioni.
Una serata veramente molto piacevole, una serata vivace che ha permesso ai presenti di capire come è cambiato il dialetto molfettese, ma soprattutto di farlo rimanere una lingua viva, utilizzandolo e valorizzandolo.
È proprio il dialetto molfettese, sì il nostro dialetto, al centro di una ricerca dell'Università di Zurigo, condotta dalla dottoressa Federica Breimaier, che ha voluto attraverso il suo studio capire "Come è cambiato il dialetto molfettese", non solo nella terminologia, ma anche nella struttura grammaticale, anche se, come ha evidenziato la ricercatrice non esiste una vera e propria grammatica del dialetto molfettese, durante l'incontro di ieri sera presso l'Auditorium Madonna della Rosa, in collaborazione con l'Associazione molfettesi nel mondo.
La ricerca iniziata nel 2018 ora è alle sue fasi conclusive, con l'apporto di 70 volontari dai 18 ai 70 anni di diversa estrazione socio culturale che si stanno sottoponendo a test, proprio per vedere come è cambiata la nostra lingua madre.
Una ricercatrice italiana dell'Università di Zurigo che non ha alcuna radice con la nostra città perché è rimasta incuriosita dal dialetto molfettese, non da quello delle altre città limitrofe, lo spiega ad inizio incontro: «il dialetto molfettese ha ancora nella sua struttura linguistico grammaticale il genere neutro». Presente nel latino, ma scomparso nella lingua italiana. Per far capire meglio ai presenti, e anche a tutti i molfettesi nel mondo collegati in diretta streaming, ha fatto un esempio semplice chiedendo ai presenti come si dice il latte in dialetto, da questo piccolissimo test sono emerse due versioni "r latt" "u latt", entrambe hanno una radice neutra.
Ma la dottoressa va oltre; il suo obiettivo è anche quello di capire meglio i meccanismi psicolinguistici di noi parlanti, nel senso che utilizzando certe parole dialettali si riesce a dare un senso alla frase predicendo quello che si intende dire.
E' emerso durante la serata che esistono diversi dialetti, legati spesso alle tradizioni familiari, lo "sporcare" il dialetto è la naturale conseguenza dell'evoluzione della lingua molfettese.
La dottoressa Federica Breimaier non ha dubbi nel dire, dopo 5 anni di ricerca, che il nostro dialetto è ancora vivo. Trasformato sì, ma è ancora vivo.
Questa vivacità è data dall'utilizzarlo con frequenza nella quotidianità, ma anche dall'avere ancora gruppi teatrali in vernacolo che ne tengono vive le caratteristiche strutturali e linguistiche della lingua dei nostri avi.
Tanti i termini in disuso, come è accaduto e accade nella lingua italiana, ma che ancora conservano un fascino tutto loro. Un fascino legato alla Molfetta di altri tempi, ma che se preservati posso continuare ad essere patrimonio identitario della nostra città.
La dottoressa Breimaier di Molfetta dice che è una città accogliente e che sa mettersi in gioco, che non ha avuto alcuna esitazione a darle fiducia, a coadiuvarla in questa sua ricerca.
Per Angela Amato, referente dell'Associazione molfettesi nel mondo, per dover di cronaca anche la prima persona con cui ha preso contatti la dottoressa una volta arrivata nella nostra città, reputa che questa ricerca, ma soprattutto il dialetto, sia ancora il linguaggio usato anche da tanti molfettesi sparsi per il mondo. Ovviamente ora si parla di terze e quarte generazioni, ma l'auspicio di Angela Amato è che si possa innescare un turismo delle radici, creando così un ponte con le nuove generazioni.
Una serata veramente molto piacevole, una serata vivace che ha permesso ai presenti di capire come è cambiato il dialetto molfettese, ma soprattutto di farlo rimanere una lingua viva, utilizzandolo e valorizzandolo.