
Cultura, Eventi e Spettacolo
Dialetto molfettese: le migliori frasi e parole scelte da voi
In tanti avete accolto il nostro invito su Facebook in occasione della Giornata nazionale dei Dialetti
Molfetta - mercoledì 18 gennaio 2017
9.17
In occasione della giornata nazionale dei dialetti e delle lingue locali istituita dall'Unpli (Unione Nazionale Pro Loco d'Italia) il 17 gennaio di ogni anno, non potevamo non celebrare il nostro dialetto, il molfettese; la lingua autoctona che risuona tra le viuzze del centro con le voci degli ambulanti, o nei discorsi da pianerottolo mentre le comari si danno il buongiorno il mattino presto annunciando il menu per pranzo e cena già definito una settimana prima; al tavolino di un bar, tra quattro anziani arzilli ma sdentati che giocano a scopa mentre al tavolino accanto c'è un giovane che sonnacchiando beve una birra.
Vi abbiamo chiesto sulla nostra pagina Facebook di indicarci la parola o il detto molfettese che più utilizzate nella vita quotidiana, quell'espressione che secondo voi racchiudeva l'essenza più genuina della città. Naturalmente non avete deluso le nostre aspettative.
Tra le espressioni più gettonate si aggiudica di diritto il gradino più alto del podio A daisc è nudd, tipica frase che esprime quell'atteggiamento di meraviglia mista a ironia che a seconda dei casi si adatta a svariate circostanze: praticamente sta bene su tutto. Segue poi un grande classico, un'espressione emblematica come Citte citte mmezze ó vurghe che per attinenza del luogo non può non richiamare Vatte a fà nu giaire mmezze ó vurghe: si potrebbe definire un modo "delicato" e alternativo per liberarsi di qualcuno la cui presenza è diventata intollerante. Un modo altrettanto pittoresco per sbarazzarsi di qualcuno si afferma con l'uso di Ca ad'vé ne goccj, ma in quasi tutti i casi "l'accidenti" augurato non dovrebbe provocare l'eliminazione fisica del destinatario; oppure Vatt a fà do jov k la cpodd, che in questo caso non è un invito al ristorante.
Poi c'è la grande categoria delle espressioni rivolte a identificare una persona, sottolineandone peculiarità fisiche o caratteriali, tratteggiando personalità disparate. Si passa dal tipico Ci si criaus/bedd dall'accezione fortemente ironica per indicare la bellezza per poi passare all'opposto Ci par acciais; S n vè cu vasc Caiténe, per i più pigri (anche se la domanda che in molti si fanno è "chi è questo povero Gaetano?"), passando poi le tante sfumature di persone poco sveglie e non proprio piacenti con Minghiarain o Menghij, Vtperij, Psénd, 'Nghéndèsme, Plpés fino all'apoteosi con Quarèndenov con la variante delle coppe.
Non potevano mancare espressioni tipiche come N'ha fritt d pulp, Sott sott scazz u troun, La si fatt mort la criataur, Ci bell vu parè la cap t'avà dlé, Curt e mél cavat, U vaov disc o ciucc crneut, Chochì nenn'av recchij, Memm famm irt e famm cazzaon, Attacc u ciuccij a do vol u patraun, U pulp s cosc c l'acqua so stess, Megghij a fall nu vstait ca' dall a mengià.
Degne di nota sono alcune espressioni meno consuete soprattutta tra le nuove generazioni: Finghe la bell è prgat la brutt sa spcciat, Quenn u merait è pvridd meng la mgghier u pote vdè, Vist c' ppon ca par baron, Com cheming r ghemm chemein la lengue, Va o pdghin e fatt avè n pic d famm sta, Ci è figghij a cur chen avà fà u stess scchem, Da cur stuzz ste trat la sciond, S sccheme quenn s' vene da send Mchel non quenn s' vé.
Il dialetto molfettese è, come si può vedere, un quadro dalle infinite sfumature: a discapito di quanti pensano sia solo una regressione dell'italiano, il molfettese come tutti i diletti è una lingua, una varietà linguistica non standardizzata – per dirla in termini di Linguistica –, ma soprattutto rappresenta la vera essenza di questa città che, anche se in talune circostanze ci fa esclamare Scitt nu grait e scappatinn, rimane sempre la nostra terra.
Vi abbiamo chiesto sulla nostra pagina Facebook di indicarci la parola o il detto molfettese che più utilizzate nella vita quotidiana, quell'espressione che secondo voi racchiudeva l'essenza più genuina della città. Naturalmente non avete deluso le nostre aspettative.
Tra le espressioni più gettonate si aggiudica di diritto il gradino più alto del podio A daisc è nudd, tipica frase che esprime quell'atteggiamento di meraviglia mista a ironia che a seconda dei casi si adatta a svariate circostanze: praticamente sta bene su tutto. Segue poi un grande classico, un'espressione emblematica come Citte citte mmezze ó vurghe che per attinenza del luogo non può non richiamare Vatte a fà nu giaire mmezze ó vurghe: si potrebbe definire un modo "delicato" e alternativo per liberarsi di qualcuno la cui presenza è diventata intollerante. Un modo altrettanto pittoresco per sbarazzarsi di qualcuno si afferma con l'uso di Ca ad'vé ne goccj, ma in quasi tutti i casi "l'accidenti" augurato non dovrebbe provocare l'eliminazione fisica del destinatario; oppure Vatt a fà do jov k la cpodd, che in questo caso non è un invito al ristorante.
Poi c'è la grande categoria delle espressioni rivolte a identificare una persona, sottolineandone peculiarità fisiche o caratteriali, tratteggiando personalità disparate. Si passa dal tipico Ci si criaus/bedd dall'accezione fortemente ironica per indicare la bellezza per poi passare all'opposto Ci par acciais; S n vè cu vasc Caiténe, per i più pigri (anche se la domanda che in molti si fanno è "chi è questo povero Gaetano?"), passando poi le tante sfumature di persone poco sveglie e non proprio piacenti con Minghiarain o Menghij, Vtperij, Psénd, 'Nghéndèsme, Plpés fino all'apoteosi con Quarèndenov con la variante delle coppe.
Non potevano mancare espressioni tipiche come N'ha fritt d pulp, Sott sott scazz u troun, La si fatt mort la criataur, Ci bell vu parè la cap t'avà dlé, Curt e mél cavat, U vaov disc o ciucc crneut, Chochì nenn'av recchij, Memm famm irt e famm cazzaon, Attacc u ciuccij a do vol u patraun, U pulp s cosc c l'acqua so stess, Megghij a fall nu vstait ca' dall a mengià.
Degne di nota sono alcune espressioni meno consuete soprattutta tra le nuove generazioni: Finghe la bell è prgat la brutt sa spcciat, Quenn u merait è pvridd meng la mgghier u pote vdè, Vist c' ppon ca par baron, Com cheming r ghemm chemein la lengue, Va o pdghin e fatt avè n pic d famm sta, Ci è figghij a cur chen avà fà u stess scchem, Da cur stuzz ste trat la sciond, S sccheme quenn s' vene da send Mchel non quenn s' vé.
Il dialetto molfettese è, come si può vedere, un quadro dalle infinite sfumature: a discapito di quanti pensano sia solo una regressione dell'italiano, il molfettese come tutti i diletti è una lingua, una varietà linguistica non standardizzata – per dirla in termini di Linguistica –, ma soprattutto rappresenta la vera essenza di questa città che, anche se in talune circostanze ci fa esclamare Scitt nu grait e scappatinn, rimane sempre la nostra terra.