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Cultura, Eventi e Spettacolo
Da Zurigo un questionario per studiare il dialetto di Molfetta
Un gruppo di ricercatori svizzeri chiede l'aiuto dei molfettesi per capire lo stato del nostro dialetto. Ecco il link del questionario
Molfetta - giovedì 28 giugno 2018
11.25
Che il dialetto di Molfetta fosse unico nelle sue sfaccettature sia grammaticali sia lessicali e fonologiche era cosa risaputa dagli "addetti ai lavori", cioè da tutti coloro che ogni giorno lo adoperano regolarmente nella comunicazione o da chi invece fa dell'intercalare dialettale una "sfumatura di colore" da aggiungere al proprio parlato per dare enfasi.
Per quanto riguarda invece la cadenza della pronuncia nell'italiano parlato, quello è un riconosciuto marchio di fabbrica, un timbro di molfettesità che difficilmente scompare e che dovrebbe essere portato con naturalezza e orgoglio più che contrastato.
Ebbene quel dialetto, il nostro dialetto tanto bistrattato, ha attirato l'attenzione di un gruppo di ricercatori della Cattedra di linguistica italiana dell'Università di Zurigo in Svizzera, diretta da Michele Loporcaro, uno dei più importanti e influenti linguisti italiani del nostro secolo. A condurre questa ricerca sui dialetti sono nello specifico la dottoressa Federica Breimaier e il dottor Giovanni Manzari.
Lo studio, condotto in precedenza sul dialetto di Agnone, comune montano della provincia di Isernia in Molise, mira a chiarire determinati aspetti dialettali attraverso l'elettroencefalografia, cioè una metodologia impiegata per diagnosi di natura neurologica, per rilevare l'attività elettrica del cervello. Insomma un approfondimento linguistico che passa anche fa aspetti anatomici.
Ma prima di arrivare a tale fase avanzata di studio, i ricercatoti hanno necessità di comprendere il reale stato in cui si trova il dialetto molfettese e se questo possa prestarsi ad un approfondimento sul campo. Per fare questo la dottoressa Breimaire, attraverso la nostra testata, ha richiesto l'aiuto di tutti i molfettesi. Come? Semplicemente rispondendo alle domande di un questionario on line che potrete trovare cliccando qui.
Poche domande – genere, età, se si è nati e da quanti anni si vive a Molfetta, come e quanto si utilizza il dialetto – che richiedono pochi click ma che possono fornire dati preziosi al gruppo di studio svizzero. In più anche alcune domande che certamente vi faranno divertire. Per scoprirle, però, dovete accedere al questionario.
Inoltre, dal punto di vista di noi molfettesi, potrebbe essere una grande opportunità per comprendere la nostra lingua, quella che impariamo per le strade, in famiglia, tra le pieghe del vivere quotidiano; un'opportunità per scoprire quanto in questi anni sia cambiata e come ancora cambierà. Perché alla base di tutto vi è il concetto di una lingua che come un essere vivente muta costantemente, cresce, invecchia e potrebbe anche morire. E quest'ultimo è uno scenario fortemente da evitare.
Dunque, perché non dare una mano compilando il questionario? Perché non spendere qualche minuto del vostro tempo per un'azione che potrebbe far del bene a noi e alla città?
(Qui il link per il questionario)
Per quanto riguarda invece la cadenza della pronuncia nell'italiano parlato, quello è un riconosciuto marchio di fabbrica, un timbro di molfettesità che difficilmente scompare e che dovrebbe essere portato con naturalezza e orgoglio più che contrastato.
Ebbene quel dialetto, il nostro dialetto tanto bistrattato, ha attirato l'attenzione di un gruppo di ricercatori della Cattedra di linguistica italiana dell'Università di Zurigo in Svizzera, diretta da Michele Loporcaro, uno dei più importanti e influenti linguisti italiani del nostro secolo. A condurre questa ricerca sui dialetti sono nello specifico la dottoressa Federica Breimaier e il dottor Giovanni Manzari.
Lo studio, condotto in precedenza sul dialetto di Agnone, comune montano della provincia di Isernia in Molise, mira a chiarire determinati aspetti dialettali attraverso l'elettroencefalografia, cioè una metodologia impiegata per diagnosi di natura neurologica, per rilevare l'attività elettrica del cervello. Insomma un approfondimento linguistico che passa anche fa aspetti anatomici.
Ma prima di arrivare a tale fase avanzata di studio, i ricercatoti hanno necessità di comprendere il reale stato in cui si trova il dialetto molfettese e se questo possa prestarsi ad un approfondimento sul campo. Per fare questo la dottoressa Breimaire, attraverso la nostra testata, ha richiesto l'aiuto di tutti i molfettesi. Come? Semplicemente rispondendo alle domande di un questionario on line che potrete trovare cliccando qui.
Poche domande – genere, età, se si è nati e da quanti anni si vive a Molfetta, come e quanto si utilizza il dialetto – che richiedono pochi click ma che possono fornire dati preziosi al gruppo di studio svizzero. In più anche alcune domande che certamente vi faranno divertire. Per scoprirle, però, dovete accedere al questionario.
Inoltre, dal punto di vista di noi molfettesi, potrebbe essere una grande opportunità per comprendere la nostra lingua, quella che impariamo per le strade, in famiglia, tra le pieghe del vivere quotidiano; un'opportunità per scoprire quanto in questi anni sia cambiata e come ancora cambierà. Perché alla base di tutto vi è il concetto di una lingua che come un essere vivente muta costantemente, cresce, invecchia e potrebbe anche morire. E quest'ultimo è uno scenario fortemente da evitare.
Dunque, perché non dare una mano compilando il questionario? Perché non spendere qualche minuto del vostro tempo per un'azione che potrebbe far del bene a noi e alla città?
(Qui il link per il questionario)