
Vita di città
Asuka, la ragazza del Sol Levante
A Molfetta con il progetto Intercultura sarà ospitata dalla famiglia Canonico- de Ceglia
Molfetta - venerdì 25 settembre 2015
7.46
Occhi a mandorla, viso di una dolcezza infinita, che si apre in un sorriso radioso, occidentale nell'abbigliamento, ma lei è originaria della terra del Sol Levante si chiama Asuka ha 17 anni e vivrà nella nostra città per undici mesi.
Perché è in Italia, a Molfetta? Per imparare l'italiano attraverso il progetto di Intercultura, ad ospitarla la famiglia molfettese Canonico- de Ceglia.
Li abbiamo incontrati nei giorni scorsi soddisfatti di essere stati scelti quale famiglia ospitante, «per noi- ci dice mamma Teresa- è un'avventura meravigliosa, un'esperienza unica che ci permetterà di conoscere un'altra cultura, un altro modo di vivere, di pensare, altre usanze e costumi. Parlo al futuro, perché Asuka è con noi solo dallo scorso 5 settembre, per cui anche per noi è una ragazza tutta da scoprire».
E aggiunge: «la sintonia con la nostra famiglia è stata immediata, è bastato uno sguardo e un abbraccio per comprenderci, per accoglierla come un'altra figlia».
Asuka ora parla poco l'italiano, anche se riesce a leggerlo e a scriverlo, frequenta il secondo anno di Liceo Classico ed affascinata dal greco e dalla filosofia, nella conversazione si aiuta con un simpaticissimo vocabolario elettronico, e ci dice che «il sistema scolastico italiano è molto differente da quello giapponese».
Si vede da subito che è tenace, non la spaventa essere in un'altra nazione dall'altra parte del mondo, è qui per raggiungere il suo obiettivo: diventare designer e lavorare a Milano. E' rimasta affascinata dalla città meneghina guardando un documentario in televisione.
Non ha avuto alcun problema di adattamento, si è subito abituata al nostro clima e al nostro cibo, che adora. Le piacciono, come lei stessa ci ha raccontato, la pasta al pomodoro, la mozzarella, la carne e il cioccolato, un po' meno il pesce, trova più buono quello giapponese.
Pochi giorni di permanenza nella nostra città e, accanto all'italiano, ha imparato anche qualche parola dialettale di uso comune, che ripetuto da Asuka ha un suono veramente molto particolare e divertente.
Della sua famiglia ci racconta poco, solo un piccolo aneddoto su suo fratello che studia medicina in Giappone e l'aiuta nei compiti di matematica qui in Italia. «E' una ragazzina molto timida, che non ama mettersi in mostra, le sue competenze sono veramente tante, dal suonare il pianoforte al saper cantare benissimo, al saper cucinare e tante altre qualità che scopriremo in questi undici mesi insieme» come ci dice, in conclusione, mamma Teresa.
Perché è in Italia, a Molfetta? Per imparare l'italiano attraverso il progetto di Intercultura, ad ospitarla la famiglia molfettese Canonico- de Ceglia.
Li abbiamo incontrati nei giorni scorsi soddisfatti di essere stati scelti quale famiglia ospitante, «per noi- ci dice mamma Teresa- è un'avventura meravigliosa, un'esperienza unica che ci permetterà di conoscere un'altra cultura, un altro modo di vivere, di pensare, altre usanze e costumi. Parlo al futuro, perché Asuka è con noi solo dallo scorso 5 settembre, per cui anche per noi è una ragazza tutta da scoprire».
E aggiunge: «la sintonia con la nostra famiglia è stata immediata, è bastato uno sguardo e un abbraccio per comprenderci, per accoglierla come un'altra figlia».
Asuka ora parla poco l'italiano, anche se riesce a leggerlo e a scriverlo, frequenta il secondo anno di Liceo Classico ed affascinata dal greco e dalla filosofia, nella conversazione si aiuta con un simpaticissimo vocabolario elettronico, e ci dice che «il sistema scolastico italiano è molto differente da quello giapponese».
Si vede da subito che è tenace, non la spaventa essere in un'altra nazione dall'altra parte del mondo, è qui per raggiungere il suo obiettivo: diventare designer e lavorare a Milano. E' rimasta affascinata dalla città meneghina guardando un documentario in televisione.
Non ha avuto alcun problema di adattamento, si è subito abituata al nostro clima e al nostro cibo, che adora. Le piacciono, come lei stessa ci ha raccontato, la pasta al pomodoro, la mozzarella, la carne e il cioccolato, un po' meno il pesce, trova più buono quello giapponese.
Pochi giorni di permanenza nella nostra città e, accanto all'italiano, ha imparato anche qualche parola dialettale di uso comune, che ripetuto da Asuka ha un suono veramente molto particolare e divertente.
Della sua famiglia ci racconta poco, solo un piccolo aneddoto su suo fratello che studia medicina in Giappone e l'aiuta nei compiti di matematica qui in Italia. «E' una ragazzina molto timida, che non ama mettersi in mostra, le sue competenze sono veramente tante, dal suonare il pianoforte al saper cantare benissimo, al saper cucinare e tante altre qualità che scopriremo in questi undici mesi insieme» come ci dice, in conclusione, mamma Teresa.